Prima / FOCUS / Segmenti / Quando Andreotti sfuggì al cardinale

Quando Andreotti sfuggì al cardinale

La famiglia Andreotti ha rifiutato le esequie di Stato per il Divo Giulio. Una scelta più che nobile in una società nella quale pur di apparire si fanno le peggio cose. Un segno di grande dignità che sottintende una condanna: l’avete processato come mafioso, avete tentato di incriminarlo perfino di omicidio e ora volete ipocritamente rendergli onori di Stato? Ma ci facci il piacere! come avrebbe detto Totò. Il quale avrebbe anche sconsigliato di andare al funerale, onde evitare un 41 bis sparato da un qualche magistrato a caccia di notorietà. Sembra una battuta, ma a pensarci bene… comunque mi sono messo a scrivere questa nota per raccontare un fatterello con un senso non limitato al banale ricordo personale.

La prima volta che l’incontrai fu a Palazzo Venezia. Era lì per presentare una raccolta di atti diplomatici italiani. Si trattava di una cosa grossa: oltre a intellettuali e giuristi di primo piano, c’era anche una pattuglia di vescovi con un principe della Chiesa. Per quanto mi sforzi, dei relatori mi viene in mente soltanto Giovanni Spadolini. Sugli altri buio assoluto, così come sulla data. E’ successo tanti anni fa, però mi riprometto di cercare tra le mie carte gli elementi di cronaca che qui mi sfuggono e completare il resoconto.

Giulio Andreotti mi passò di fianco ed ebbi la prima sorpresa: era alto. Come milioni di persone anch’io ero stato ingannato dalla ricorrente rappresentazione con la gobba e le orecchie a sventola che ne faceva una sorta di Quasimodo, il campanaro di Victor Hugo.
Il presidente salutò e prese posto. Ascoltò impassibile e paziente gli altri relatori e quando fu il suo turno dichiarò il proprio imbarazzo a trovarsi tra quegli insigni giuristi, lui che, sì, s’era laureato in giurisprudenza, ma gli era successo parecchi decenni addietro. «Mi sa tanto – concluse con una smorfia tra le risate – che la mia laurea è pure scaduta».

Svolse un intervento nient’affatto improvvisato («Ho sfogliato il volume e preso qualche appunto», aveva premesso con l’aria di non averci sprecato molto tempo) e corresse un paio di relatori per alcune imprecisioni che s’era permesso (è il verbo che usò) di annotare.

Alla fine del dibattito, Andreotti si alzò con inusitata agilità e si avviò verso la porta. Vidi davanti a me il cardinale alzarsi con analoga velocità. Sollevando la veste per camminare più svelto, gli andò dietro chiamando: «Presidente, presidente».
L’immagine di quei calzini di seta rossa che sgambettavano ce l’ho ancora nitida. Insieme con il ricordo dell’occhiata di sguincio che il presidente in fuga diede senza parere allo scocciatore in sottana.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Razzisti e anti-razzisti. Thiriart: politicanti apprendisti stregoni

«Negare la differenza tra le razze è ancora più ridicolo che negare la differenza di …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close