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Pasqua, le Vestali, mia nonna e le grandi pulizie in casa

«Nonna, perché a Pasqua si fanno le grandi pulizie in casa?».
«Perché così si usa»: mi rispondeva.
«Ma chi l’ha fatto per primo?»: insistevo.
«E’ tradizione!»: replicava con il tono che aveva mia nonna quando qualcuno la scocciava, le dava fastidio.
Ero un ragazzino curioso e fastidioso. Mia zia Rita, la sorella piccola di mia madre, mi invitava di continuo a «non essere petulante».

Non ricordo una Pasqua nella quale non avessi domandato la ragione di quel gran tramestio, dei materassi che venivano aperti e la lana sparsa sul terrazzo a prendere il sole.
Scartabellando qua e là, trovai che a Roma in un periodo compreso tra il 7 e il 15 di giugno il santuario di Vesta era aperto esclusivamente alle donne. Il 15 si facevano le pulizie rituali. Quel giorno nel calendario veniva segnato con le lettere QSTDF, cioè Q(uando) ST(ercus) D(elatum) F(as) (il giorno è propizio dopo che è stato eliminato il letame) .
Dico “propizio” ma il dies fas era molto di più, era l’espressione della volontà divina.
Per Georges Dumézil il rito delle pulizie trovava origine nel fatto che «una società pastorale accampata doveva pulire dallo stercus delle mandrie il sito del suo fuoco sacro». E chi erano le Vestali se non le vergini custodi del fuoco?

Dalle pulizie delle Vestali a mia nonna. Non ho le competenze per tracciare le tappe di questo percorso e scoprire come e quando si sia passati da giugno andando all’indietro fino a marzo-aprile.
Sia la Pasqua israelita (pesach, parola ebraica, segna la liberazione dalla schiavitù egiziana) che quella cristiana (la resurrezione di Gesù) cadono nel mese di Nisan, il mese del calendario ebraico che corrisponde a marzo-aprile.

La Pasqua cristiana dipende dal plenilunio e dall’equinozio di primavera. La data cambia in rapporto a quando si verifica la prima luna piena dopo il 21 marzo fissato dalla Chiesa quale giorno dell’equinozio di primavera.
E Pasquetta? Ne riparleremo.
Giuseppe Spezzaferro

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