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Bersani presidente non è un pesce d’aprile

I retroscena non dissimili dai pettegolezzi, pardon, gossip affollano giornali e televisioni e sul web tracimano. Il bailamme confonde anche gli addetti ai lavori più smaliziati. Gli scenari, che sono in realtà gossip più autorevoli, si smentiscono a vicenda.
Sullo sfondo si profila un terribile pesce d’aprile. Terribile perché non è uno scherzo.
Oltre il frastuono, anzi, sopra il frastuono, veleggia sicuro Pier Luigi Bersani. Quasi tutti vanno dal presidente Napolitano a raccontargli quanto sarebbe giusto affidare al segretario del Pd il mandato per la formazione del Governo.

Domani o dopodomani il vecchio funzionario Pci prenderà l’incarico, farà in quattro e quattr’otto il Governo, tornerà al Quirinale per giurare, poi andrà in Parlamento per il voto di fiducia.
Se va tutto come da copione (se cioè al Senato non trova i voti sufficienti) resta a Palazzo Chigi per gestire l’incoronazione del successore di Napolitano (mi pare il 15 aprile) e poi le elezioni anticipate.
Dilatando al massimo il significato di “disbrigo degli affari correnti”, il presidente Bersani riuscirà a fare tante belle cosine per aumentare il consenso elettorale.
Chiuderà in bellezza il bel sogno d’amore lasciando il posto di candidato premier a uno (a Renzi, metti caso) con più probabilità di vincere.

Ma se le cose non andassero in questo modo? Se, cioè, Bersani riuscisse a conquistare la fiducia di sufficienti senatori cinquestelle? Il Governo durerebbe un po’ di più, forse un paio di anni, ma sarebbe un magnifico regalo al Cavaliere.

Ve l’immaginate? Il tycoon solo contro tutti. L’unica opposizione alla sinistra delle tasse e delle manette. Berlusconi avrebbe una quinta giovinezza (le altre quattro da quel dì che se l’è consumate).
Ah, la politica! Gente che gioca al “levati tu che mi ci metto io”, ripetizione di errori ai quali si cambiano i nomi giusto per salvare la faccia, tanti amici falsi e nemici veri… Che noia, però.
Giuseppe Spezzaferro

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