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Napolitano: «Monti non si può candidare»

«Innanzitutto, il senatore a vita Monti – come si sa – non si può candidare al Parlamento perché è già parlamentare : questo non è un particolare da poco, qualche volta lo si dimentica. Quindi, non può essere candidato di nessun partito, e non può essere comunque, in quanto persona, candidato al Parlamento: è un senatore a vita che ha il suo studio a Palazzo Giustiniani, dove potrà ricevere chiunque, dopo le elezioni, volesse chiedergli un parere, un contributo, un impegno».
Chi l’ha detto? L’ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo il 22 novembre scorso a Parigi ad una domanda di un giornalista.

La fonte non è un giornale. E’ opinione comune che i giornalisti siano soliti interpretare malamente le dichiarazioni dei vip. E perciò mai avrei portato a testimonianza un pezzo di carta. Un’altra diffusa convinzione è che le parole di un vip mutino secondo il giornale che le riporta.

Stavolta non ci sono dubbi. Napolitano ha veramente detto che un senatore a vita non si può candidare alle elezioni.
La dichiarazione è ufficiale e la potete trovare sul sito del Quirinale.
Ma se le cose stanno così perché giornali e televisioni si rimpallano due grandi quesiti?
Uno: Monti si candida?
Due: Con chi?
E’ lo stesso Napolitano che spiega l’arcano: «E’ verissimo che ci sono alcune forze politiche o alcuni gruppi, movimenti – non so neppure bene come chiamarli perché la situazione è fluida – che pensano che il presidente Monti potrebbe continuare a fare o meglio potrebbe fare, in un nuovo contesto politico e non di governo tecnico, il presidente del Consiglio. Ma questo è naturalmente un diritto, una facoltà che ha qualsiasi partito. Dopo le elezioni il presidente della Repubblica, il mio successore, farà delle consultazioni per poi dare l’incarico per la formazione del Governo: quella è la sede in cui ogni partito può esprimere una sua preferenza o una sua proposta per quel che riguarda il conferimento dell’incarico».

E’ chiaro? Faccio un esempio. Pier Luigi Bersani vince le elezioni, sale al Colle e dice: «Caro presidente, non ci vado io a Palazzo Chigi ma da’ l’incarico a Monti che è più bravo di me».
Forse ho esagerato. C’è Silvio Berlusconi che ripete da un paio di giorni: «Mi ritiro se Mario Monti si mette a capo del fronte dei moderati».
Se la proposta fosse accettata, quale potrebbe essere l’iter? La risposta l’ha data D’Alema in un’intervista. Monti, ha detto l’ex skipper Massimo, si dimette da senatore a vita e si candida.
Possibile. In questa Italia non esistono limiti invalicabili.

Riporto qui di seguito il testo ufficiale (con tutte le maiuscole della liturgia burocratica) della nomina a senatore a vita fatta a novembre dell’anno scorso.
«Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha nominato oggi Senatore a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, il professor Mario Monti, che ha illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale. Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole dottor Silvio Berlusconi. Il Presidente Napolitano ha informato della nomina il Presidente del Senato della Repubblica, senatore avvocato Renato Schifani. Il Capo dello Stato ha dato personalmente notizia della nomina al neo Senatore Mario Monti, porgendogli i più vivi auguri. Mario Monti, professore di economia politica e Presidente della Università Bocconi di Milano è stato membro della Commissione europea dal 1994 al 2004 ed è autorevolmente partecipe di numerose istituzioni europee e internazionali».

Un grande onore, dunque. Un onore che uno non può gettare alle ortiche quando e perché gli conviene.
Ricordo che nel 1991 Indro Montanelli rifiutò la nomina a senatore a vita che gli aveva offerto il presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Rifiutò il grande onore perché teneva più alla propria indipendenza di giornalista che al laticlavio. Non ricordo le parole esatte ma disse più o meno che un giornalista doveva mantenere le distanze dal Palazzo.
Ovviamente si tratta di un caso isolato. Ci sono giornalisti che di fanno eleggere parlamentari, poi tornano alla professione e vanno a fare i direttori… altra gente.

Se Mario Monti rinunciasse al laticlavio, dovrebbe poi fare miracoli per far dimenticare l’offesa alla Repubblica. Ma lui lo sa che, oltre a mettere tasse per salvare le banche, non saprebbe né potrebbe fare altro E dunque?

La verità vera è che se ne muore dalla voglia di fare il presidente del Consiglio e perciò un qualche marchingegno se lo farà inventare.
Napolitano lo vorrebbe come successore al Quirinale, ma i poteri di un presidente della Repubblica sono piuttosto limitati e a Monti piace spaziare.
Giuseppe Spezzaferro

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