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Silvio Berlusconi merita 6- in comunicazione, 10+ in politica

E’ stato sufficiente ventilare l’ipotesi di un ritorno di Silvio Berlusconi perché i mercati reagissero in malo modo e i governi europei si preoccupassero.
L’immagine del tycoon di Arcore è quella di un inaffidabile imbroglione arruffapopoli.
Eppure, tutti gli hanno riconosciuto da subito grande capacità comunicativa.
Gli avversari l’hanno fatto per far capire che dietro le suadenti chiacchiere non c’era niente di buono e gli amici per aggiungergli un’altra medaglia sul petto a fianco di quelle di capace imprenditore e di rinnovatore della sclerotica politica italiana.

E’ probabile che anch’io, ma non lo ricordo, avrò scritto all’epoca che l’uomo aveva la comunicazione nel sangue. Di sicuro ricordo di avergli riconosciuto un pronto istinto politico, quando gli accreditati (da chi?) opinion leaders dicevano che era un politico improvvisato e che avrebbe presto sbattuto il muso contro i bizantinismi dell’italico teatrino.
A distanza di tempo, confermo la genialità politica di Berlusconi mentre affermo che come comunicatore è un bluff.

Ho cominciato a pensarci quando la stampa estera lo ha attaccato pesantemente e lui non ha trovato altro di meglio da fare che accusare tutti di comunismo viscerale, di criptcomunismo et similia.
La linea di comunicazione è ovvio che partisse dall’Italia. Faccio un solo esempio per tutti.
Un giornalista economico americano di nome Alan Friedman è stato corrispondente da Milano del Financial Times dal 1983 al 1989. Non è difficile immaginare che abbia frequentato i salotti buoni dell’economia e della finanza. Salotti che, quando Berlusconi scese in campo nel 1994, si sentirono aggrediti da quel palazzinaro televisionario dai lombi ignoti.
Guarda caso a Alan Friedman Rai3 (da sempre roccaforte dei comunisti) nel 1995 affidò un programma di economia. Friedman, tanto per dirne una, era nella cerchia degli amici di Romano Prodi.
L’esempio è sufficiente a mostrare che la stampa estera era influenzata dai corrispondenti esteri in Italia i quali frequentavano ambienti ostili a Berlusconi.
Prima di fare la domanda che ho in mente, cito un settimanale britannico, The Economist, che ha condotto una lunga campagna contro il Cavaliere.

Prendo un articolo a caso (se volete, sul web ne trovate un’ampia scelta) del 6 aprile 2006.
Titolo: Basta, Berlusconi. Sì, in italiano sotto l’occhiello, in inglese, Italy’s election.
E poi un sommarione che finiva con un it is time to sack Silvio Berlusconi (… è ora di licenziare Silvio Berlusconi).
L’articolo cominciava così:
«FIVE years ago, this newspaper declared that Silvio Berlusconi was unfit to lead Italy. Mr Berlusconi was (as he still is) the head of Forza Italia, a political party that he had created only seven years earlier, and as such he was the centre-right’s candidate to become prime minister. Despite our declaration, Italians voted his coalition into power in May 2001—and Mr Berlusconi has been Italy’s prime minister ever since. Now, in the election on April 9th and 10th, he is seeking a fresh term of office. He does not deserve one….». (Cinque anni fa, questo giornale aveva dichiarato che Silvio Berlusconi era inadatto a governare l’Italia. Berlusconi era (come è tuttora) il capo di Forza Italia, un partito politico che si era creato solo sette anni prima, e come tale era il candidato del centro-destra a diventare primo ministro. Nonostante la nostra dichiarazione, gli italiani hanno mandato la sua coalizione al potere nel maggio 2001, e Berlusconi è stato primo ministro d’Italia fino ad oggi. Ora, nelle elezioni il 9 aprile e il 10, mira al rinnovo della carica. Lui non se lo merita).

Altri giornali (francesi, spagnoli, tedeschi etc.) erano e sono più o meno dello stesso tono.
Mi sembra un fatto legittimo che gli avversari di Berlusconi sparassero (e tuttora sparino) tutte le loro cartucce.
E vengo alla domanda: perché il supposto grande comunicatore si è soltanto lamentato per le pugnalate?
Non avrebbe avuto i mezzi per replicare? Non li ha oggi?
Possibile che all’estero non ci fosse un solo giornalista disposto a “lavorare” in televisione a favore del Cavaliere?
E nelle redazioni all’estero erano (e sono) tutti graniticamente antiberlusconiani?
E i giornali erano (e sono) tutti suoi nemici?

Quando il “suicida” Raul Gardini comprò il Messaggero decise di fare una grande redazione di cronaca a Ravenna (la sua città in tutti i sensi) e dintorni. Gli fecero presente che i migliori cronisti li aveva il Resto del Carlino a Bologna. E lui fece ai migliori cronisti un’offerta, come dire?, allettante. E ci fu l’esodo dal Resto del Carlino verso il Messaggero.

A parziale giustificazione di Berlusconi, va detto che la carta stampata in Italia conta poco perché la stragrande maggioranza degli italiani non legge i giornali. Perfino uno come Massimo D’Alema (che pure è un giornalista) ha snobbato e continua a snobbare i giornali.
Ma entrambi non tengono conto di un fatto: le campagne stampa prima o poi finiscono in televisione e i giornalisti della carta stampata vanno in tv a spiegare le cose, a commentare i fatti del giorno e via pontificando.
Di giornalisti embedded con Berlusconi ce n’è una manciata perfino nelle televisioni che gli appartengono e di giornali suoi amici ce n’è un paio.
Perciò ripeto: Berlusconi non è affatto un grande comunicatore. Se oggi all’estero s’è scatenato un putiferio al solo annuncio del suo ritorno, è anche colpa sua.
Insomma, una campagna di santificazione da contrapporre alla demonizzazione orchestrata in Italia e all’estero non l’ha fatta.
Avrei altro da dire, ma hoc satis. C’è da trattare anche il tema “uomo politico”.

Ricordavo prima che ho da subito sostenuto, contrariamente a miei famosi colleghi, che il Cavaliere fosse un politico di razza. Il suo progetto era politico in tutto e per tutto. La sua intenzione di modernizzare l’Italia era addirittura l’unica scelta politica seria che si potesse fare. Il povero Achille Occhetto e la sua gioiosa macchina da guerra furono travolti dalla voglia degli italiani di entrare nel mondo moderno guidati da un uomo che non aveva fatto i soldi con la politica (opinione in parte falsa, ricordo, per esempio, il decreto che Bettino Craxi fece per non farlo affondare) e che non avrebbe rubato visto che era già miliardario (opinione, questa, che i magistrati si sono impegnati a smontare in vent’anni di processi).

Gli altri, i politici a tempo pieno (molti dei quali questa volta non riusciranno a rientrare in Parlamento e dovranno accontentarsi di fare i pensionati perché non saprebbero cos’altro fare dato che non hanno mai lavorato) lo sfotticchiavano, una parte, e lo corteggiavano, un’altra parte, non misurandone il tasso di istinto politico.
In queste ultime ore, il Cavaliere ha dimostrato di cogliere a volo le opportunità e questo è il segno della genialità politica. A fare i programmini per primarie e robe analoghe sono buoni tutti. Metti un po’ di giovani senza lavoro, di privilegi dei ricchi evasori fiscali, delle donne non bastantemente apprezzate, dei pensionati al limite della sopravvivenza, del peso fiscale che non facilita la ripresa, si mescola con uno spostamento risorse dai carrarmati al burro e si serve caldo caldo. E che ci vuole?

Berlusconi, quando racconta i progetti, va in tv e li disegna e li cita nome per nome, e non perché sia un “grande comunicatore”, ma perché sa fare politica.

Cosa stava succedendo, dunque? Che la sinistra si stava rafforzando, che il centro si stava accorpando e che il centrodestra si stava consumando come un malato terminale all’ultimo stadio.
Erano tutti felici. Era felice Pier Luigi Bersani (e anche Matteo Renzi). Erano soddisfatti Casini, Fini, Vendola, Di Pietro, Grillo. Erano alle stelle i Santoro, i Lerner, gli Scalfari e i suoi nipotini…
Taccio di Giorgio Napolitano che, se non fosse stato per l’età, avrebbe ballato la gopak, la tradizionale danza cosacca, e che ha dovuto accontentarsi di battere le mani canticchiando Kalinka, la canzone dell’esercito russo.
Anche nel centrodestra in molti sprizzavano felicità da tutti i pori. E’ la solita storia che si ripete nella Storia.
L’ultima ripetizione l’ho vista nel Psi quando i cacicchi godevano all’idea di prendere il posto di Bettino Craxi senza capire (la Storia non è affatto Magistra Vitae, come scriveva Cicerone che di imbrogli era un maestro) che la rovina del gigante avrebbe rovinato anche i Pigmei aspiranti Watussi.
Davvero credono certuni, come Frattini, di essere autosuffcienti? O come cert’altri, tipo Meloni, di diventare capi?
E’ probabile che un paio di partitini potrebbero uscire dalle rovine del Pdl, ma sarebbero, per l’appunto, partitini senza alcuna speranza di crescita. C’è gente che nel ghetto ci sta bene (a destra, al centro e a sinistra anche) perché l’orticello non glielo leva nessuno e prima o poi qualcuno gli chiede un appoggio in cambio di un bel calderone di lenticchie. Ma di coloro non tratto perché, purtroppo, ho lo stomaco delicato.

Berlusconi, dunque, annuncia il rientro in contemporanea con l’inizio della fine del governo Monti. Cosa succede?
Che Bersani si affretta a richiamare Casini. Che das Große Zentrum, il Grande Centro alla tedesca, sparisce. Che gli avversari in pectore sono stati colti di sorpresa, tant’è che molti si sono precipitati a proclamare fedeltà eterna al Cavaliere.
Ecco qua. Berlusconi ha rotto anche i programmi-progetti dell’illuminato del Quirinale. Non se l’abbiano a male i buddisti. Non sto paragonando l’antico fan dei carrarmati russi all’Illuminato.
Gautama divenne Buddha, lo Svegliato, l’Illuminato, ritirandosi dal campo. Tutt’al contrario dell’illuminato di casa nostra, il quale ha imposto Mario Monti e ha (aveva) in mente di imporci pure il bis.
Berlusconi ha diviso di nuovo il mondo a metà: chi sta con lui e chi gli è contro. Tertium non datur.
Scarso in comunicazione, dieci e lode in politica.
Giuseppe Spezzaferro

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