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Marò, scambio di prigionieri Italia-India

Com’è possibile che l’India se ne freghi del diritto internazionale e tenga sequestrati due soldati italiani?
Perché tanto accanimento? Cosa c’è dietro?
Le risposte che da nove mesi a questa parte ho trovato non sono del tutto soddisfacenti. Forse una indicazione viene da una operazione parlamentare in corso.
L’India mira ad uno scambio di prigionieri. C’è qualche indiano detenuto in Italia che per ragioni a me ignote interessa al governo indiano riportare a casa. E i marò sono un’ottima valuta di scambio.
L’accusa è evidentemente strumentale. I due fucilieri del San Marco, il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone, proteggevano una nave italiana dai pirati che infestano l’Oceano Indiano. Quando hanno sparato, la nave si trovava in acque internazionali.

CHI PROTEGGE I PIRATI

E’ evidente che le basi dei predoni di mare sono sulla terraferma. Due sono i casi: o le autorità locali non sono in grado di individuarle oppure fingono di non vedere. E’ lecito supporre che esista una rete di informatori sia a terra che in mare. La pirateria fa guadagnare bei quattrini a tutti. E’ come la mafia. C’è il picciotto che spara e che mette le bombe, c’è il banchiere che ricicla i soldi sporchi, c’è l’avvocato che cura gli interessi legali del criminale, c’è il commercialista… e mille occhi che vedono per conto della mafia: può essere un vigile urbano, un commerciante ambulante, un impiegato del catasto. La rete mafiosa è ampia e può catturare chiunque (investigatori, giornalisti, medici, parlamentari…) perché la tenaglia è fortissima: ad una estremità c’è la pistola e a quell’altra la moneta. Se uno non cede alla corruzione, cede alla violenza.
Non faccio dietrologia, dunque, se affermo che la pirateria gode di protezione e di supporti logistici insospettabili.
Una barca di pescatori non potrebbe essere un’antenna in mare aperto che segnali le prede ai pirati?
Se i nostri 007, invece di pensare a farsi la guerra tra loro, lavorassero per rompere la ragnatela di terrore e di cupidigia stesa sull’Oceano Indiano, probabilmente qualche risultato già l’avremmo avuto e, chissà, gli Indiani non si sarebbero nemmeno azzardati a sequestrare due soldati per liberare un qualche loro compatriota detenuto nelle galere italiane.
Le circostanze sono incontestabili: i marò si trovavano in territorio italiano (sulla nave sventolava il tricolore) e in quel momento navigavano in acque internazionali.
Non è necessario essere esperti in diritto della navigazione e in diritto internazionale per concludere che c’è stata una violazione da parte delle autorità indiane.

DETENUTI ILLEGALMENTE

Dallo scorso febbraio, dunque, il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone sono ostaggio degli Indiani.
Eppure la cultura giuridica indiana è di marca anglosassone. Un secolo di occupazione da parte delle truppe di Sua Maestà ha favorito una profonda colonizzazione (basti vedere film come “I lancieri del Bengala” con Gary Cooper e “Gandhi” con Ben Kingsley). Le leggi antiche hanno ceduto il passo al diritto britannico, del quale tutto si può dire tranne che non garantisca la persona (l’habeas corpus et similia risalgono al Medio Evo). Non dimentichiamo che fu in forza delle leggi britanniche che il Mahatma riuscì a liberare l’India dal basto del Regno Unito.
Anche gli Indiani di medio livello culturale intuiscono che il sequestro dei marò non abbia alcunché di giuridico e nasconda piuttosto una segreta ragione politica.

Ho seguito la vicenda cercando di trovare le ragioni vere del sequestro.
Dapprima ho pensato fosse una faccenda locale. L’India è una repubblica parlamentare federale: una quarantina tra Stati e Territori, dei quali ciascuno si muove con orgogliosa autonomia.
Il Kerala, lo Stato che detiene i due marò, era in una situazione politica particolare: i comunisti (CPI, Communist Party of India) erano stati sconfitti dopo anni di predominio ma una elezione locale avrebbe potuto rimetterli in gioco.
Ecco perché, mi dicevo, non mollano gli italiani sequestrati. I comunisti sventolano la bandiera del nazionalismo e dicono di difendere l’India dalle ingerenze straniere, se le autorità non usassero la mano pesante contro gli italiani, i comunisti potrebbero raccogliere una marea di voti soprattutto fra i pescatori che sono la maggioranza della popolazione.

I SENTIMENTI ANTITALIANI

Avevo anche suggerito che i nostri 007 intervenissero nella campagna elettorale per favorire la vittoria degli uni o degli altri e scambiare i due marò come prezzo del sostegno.
Le elezioni sono andate male per i comunisti, ma le autorità hanno tenuto ben chiusa la cella degli italiani.

Avevo poi pensato ad un fenomeno culturale piuttosto diffuso in tutta l’India. Scrivevo: siccome al potere c’è una donna italiana (Antonia Edvige Albina Maino, detta Sonia, vedova Gandhi), gli avversari dell’Indian National Congress (del quale la signora è presidente da sette anni) alimentano fra la gente l’odio contro gli italiani per sottrarre voti all’UPA (United Progressive Alliance), la coalizione guidata dall’INC. Quindi, concludevo, il Kerala insiste a tener dentro i due marò per dare soddisfazione ai sentimenti antitaliani.
Ho anche pensato e scritto parecchio altro, ma sentivo a pelle che quelle “ragioni” non sarebbero bastate a far violare il diritto internazionale e una precisa risoluzione delle Nazioni Unite.
L’interrogativo restava tal quale: perché il Kerala (in apparenza) e l’India (in realtà) insistevano a rispondere picche alle richieste giuridicamente ineccepibili di rilasciare i sequestrati?
Avevo anche intenzione di andare a spulciare tra le forniture di navi e armamenti vari nonché tra una serie di appalti, per dimostrare la pressione esercitata da molte aziende italiane sul Governo affinché non “irritasse” le autorità indiane. Non sono andato avanti nelle ricerche perché è arrivata l’operazione parlamentare alla quale ho fatto cenno all’inizio.

IL RISARCIMENTIO BLOCCATO

Per completare il riassunto delle puntate precedenti, ricordo anche che ad un certo punto il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata aveva imboccato la via del denaro. Risarcendo i danni con una manciata di euro (diecimila rupie equivalgono a circa 143 euro!), si sarebbero spalancate le porte del carcere. Ma l’elegante ministro aveva fatto i conti senza la Corte Suprema indiana, che infatti bloccò all’istante il pagamento dell’indennizzo sia ai parenti dei pescatori che al padrone del peschereccio dichiarando illegittimi gli accordi firmati con i rappresentanti dell’Italia.

La vicenda giudiziaria è andata al rallentatore peggio che se fosse stato un processo celebrato in Italia.
Non sto qui a fare l’elenco dei continui rinvii (nessuno dei quali chiesto dall’Italia) per cui da febbraio a oggi il processo si è protratto tra non-decisioni e annunci di sentenza.
L’ultima zeppa l’ha messo la Corte Suprema annunciando la chiusura dei tribunali dal 22 al 27 ottobre e dal 12 al 17 novembre. Si celebrano le feste indù di Dusshera e Diwali, celebranti la vittoria del Bene sul Male (ciccate sul web per saperne di più).
Non ho idea di come stiano vivendo i due fucilieri del San Marco questi continui traccheggiamenti, ma sono certo che siano pesanti anche se sono stati trasferiti dalla prigione in un albergo.

LA MANOVRA PARLAMENTARE

Per quanto riguarda la manovra parlamentare, ecco i dati essenziali. La Camera dei deputati ha approvato (458 sì) il disegno di legge di “Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell’India sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Roma il 10 agosto 2012”.
Ora tocca al Senato confermare il sì.

Che significa tutto ciò? Che è quasi pronta la piattaforma legale per fare uno scambio di prigionieri. Dando per scontato che alla fine il tribunale indiano condannerà il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone, grazie all’Accordo italo-indiano i due marò saranno rilasciati per scontare la pena nelle patrie galere.
Mi piacerebbe sapere quali siano i carcerati indiani che torneranno a casa loro e anche quali altri prigionieri italiani siano rinchiusi attualmente in India.
Giuseppe Spezzaferro

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