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Niente più soldi dai processi contro il Terzo Reich

Un delitto ha sempre un risvolto… civile. Un marito che ha perso la moglie per mano di un assassino non la potrà più riavere, ma affronterà meglio la perdita con un consolatorio risarcimento. Il padre al quale hanno assassinato un figlio potrà lenire l’atroce dolore con un adeguato assegno. Tutto ha un prezzo (in denaro) e quello del dolore è fra i più alti. Chi non si macera nel dolore (Comuni, Province, Regioni e associazioni varie) può ottenere risarcimenti costituendosi parte civile.
In tutti i casi è sempre una questione di principio e mai di soldi.

In Italia da settant’anni si processa la Germania per ottenere risarcimenti relativi a reati imputati alle truppe tedesche nel periodo 1943-1945.
Dei tre anni circa della guerra civile, l’unica memoria che conta è quella dei caduti – civili, militari e paramilitari – uccisi dalle truppe della Rsi (Repubblica sociale italiana) e del Terzo Reich. Essendo la Rsi deceduta, tutte le richieste chiamano in causa la Germania.
Lascio perdere la solita tiritera sul fatto che la Storia la scrivono sempre i vincitori e prendo atto dello stato delle cose. L’Italia è costellata di lapidi commemorative di martiri della libertà e di crudeltà nazifasciste e qualsivoglia tentativo di “correggere” una sola di quelle pietre viene subito bollato di “revisionismo” (quando non di incitazione all’odio razziale et similia). Tra gli storici, perfino i meno seri sanno che la storiografia si scrive e si riscrive in forza di un prezioso (potrei anche dire “naturale”) processo revisionista, ma qui si tratta di ideologia e di politica politicante e perciò lascio perdere pure questo. Tra l’altro è un terreno reso particolarmente pericoloso da leggi proibizioniste.

La sentenza dell’Aja

A febbraio scorso c’è stata una rivoluzione. La Corte internazionale di giustizia ha accolto, infatti, il ricorso della Germania contro l’Italia a proposito di un risarcimento.
E’ una decisione che mette la parola fine ai procedimenti giudiziari intentati contro Berlino. Rinfresco la memoria ai più, me incluso, ricordando che la Cour internationale de justice (fondata nel 1945, sede all’Aja, nei Paesi Bassi) è il principale organo giudiziario dell’Onu. Ciò che stabilisce la Corte Mondiale (come molti la chiamano) è norma internazionale valida per tutti i Paesi che fanno parte delle Nazioni Unite. A dire la verità, non è sempre rispettata (mi viene in mente, per esempio, il muro costruito da Israele a Gerusalemme condannato dall’Aja) ma si tratta di poche e specifiche eccezioni.
La Cassazione ha quindi emesso il 9 agosto una sentenza con la quale ha riconosciuto la “superiorità” della Corte Mondiale ed ha annullato la decisione della Corte militare di Appello di Roma (aprile 2011) che, per 350 civili uccisi nell’agosto del 1944 tra Fivizzano e Fosdinovo (Provincia di Massa), aveva riconosciuto circa 5 milioni di euro di risarcimento ad una sessantina di familiari delle vittime e una provvisionale di 40 mila euro ciascuno alla Regione Toscana e ai due Comuni interessati.
La Cassazione ha comunque corredato il verdetto denunciando la “impunità” della Germania sancita dalla Corte internazionale. Dall’Aja, insomma, sarebbe arrivata una sorta di licenza di uccidere.

E’ assai probabile che Berlino (cioè la cancelliera Angela Merkel) abbia pesato sulla decisione dell’Aja e sulla marcia indietro della Cassazione: sono tempi duri per il governo Monti e l’amicizia tedesca gli è indispensabile. Per il momento (ma la magistratura italiana è imprevedibile) è diventato inutile intentare cause alla Germania per farsi risarcire danni di guerra. I risarcimenti saranno definiti per via diplomatica e non più nelle aule dei tribunali.

La posizione dei partigiani

Gemma Bigi ha scritto sul sito dell’Anpi, l’Associazione dei partigiani, che la Cassazione «ha fatto proprio il principio dell’immunità civile degli Stati per i crimini commessi dai loro eserciti, sancita dalla sentenza dell’Aja che, inevitabilmente, rappresenta ora un importante precedente per ogni processo sulle stragi risalenti alla seconda guerra mondiale». Non è proprio così, in quanto la Suprema Corte si è adeguata in attesa che all’Aja cambino idea, ma è apprezzabile il tono pacato dell’articolo. Anche i partigiani, evidentemente, non vogliono disturbare l’entente cordiale Monti-Merkel.
Pare che in questo momento contro o tedeschi ci siano circa 60 cause risarcitorie pendenti, in diverso grado, nei tribunali di mezz’Italia.
Augusto Dossena, l’avvocato che ha presentato in Cassazione il ricorso della Repubblica federale tedesca contro la decisione della Corte militare di Appello di Roma, ha dichiarato: «Le stragi di civili sono un crimine mostruoso per il quale la Germania riconosce la sua responsabilità morale e chiede perdono al popolo italiano e ai familiari delle vittime, questa è la prima cosa che voglio dire con chiarezza». Poi ha spiegato: «Con questa decisione credo che la Cassazione abbia recepito la sentenza dell’Aja che ha dichiarato che anche per i crimini di guerra vale il principio della immunità civile degli Stati».
«Questo non vuol dire – ha concluso Dossena – che la Germania non pagherà indennizzi perchè la Corte non ha detto questo: ha detto, invece, che questa materia deve essere definita con gli strumenti diplomatici, dunque con un dialogo tra Stati, e non per vie giudiziali. Contatti in tal senso già ci sono stati tra Roma e Berlino».

Sono convinto che se la decisione dell’Aja fosse arrivata qualche anno fa la reazione, a cominciare dall’Anpi, sarebbe stata assai energica. E sono altrettanto convinto che da qualche parte spunterà un pm che contesterà in punta di diritto la “immunità civile” della Germania.
Giuseppe Spezzaferro

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