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Monti stretto nella parentesi crociana

Monti e i suoi sono stati calati dal Colle a fare ordine.
Monti e i suoi non c’entrano niente con i partiti e con i governi precedenti.
Monti e i suoi niente avranno che fare con i partiti e i governi che riprenderanno in mano la cosa pubblica.
Insomma, Monti e i suoi sono una “parentesi” nella storia politica nazionale.

Secondo certa pubblicistica tedesca non sono nemmeno “italiani” perché nel loro codice identitario non c’è traccia di pizza, mandolino e lupara. E’ vero che compaiono di sfuggita le lacrime del melodramma ma sono quelle wagneriane di Elsa nel Lohengrin.
Qualcuno azzarda che non tutti i professori e i banchieri, portata a termine la missione, se ne torneranno al campicello. Si vocifera di un nuovo partito, di nuove alleanze, di nuove candidature. E la “parentesi”?.

Benedetto Croce, uomo politico e filosofo di grande fama, definì il Fascismo come una parentesi della Storia e così, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il ceto politico dominante (preparato e addestrato dal Fascismo) ripartì dallo Statuto albertino saltando la “parentesi” fascista.
C’era un’Italia tranquilla e mirante al bene che il Fascismo aveva infranto per innalzare un regno del male assoluto. Dopo vent’anni ritornarono i buoni che sconfissero il male e rimisero le cose a posto.
Una melensaggine da telenovela, eppure ben piantata nel cosiddetto immaginario collettivo. Non è la verità ma è il luogo comune che si radica con rapida penetrazione. E se al vincitore fa comodo mettere tra parentesi un pezzo di Storia chi potrebbe opporsi?

Damnatio memoriae

La parentesi crociana è una evoluzione (per modo di dire) della “damnatio memoriae”. L’espressione è latina ma la pratica di cancellare le tracce e perfino il nome dell’odiato nemico sconfitto non nasce con Roma.
Amenofi IV ordinò la cancellazione del dio Amon da templi e monumenti per far posto al dio Aton.
Thutmosis III fece scalpellare via il nome di Hatshepsut affinché non restasse traccia della donna che aveva governato l’Egitto prima di lui.
E’ antica quanto l’uomo la prassi di distruggere le tracce materiali di qualcuno per cancellarne anche la memoria.
Non è detto che funzioni pure oggi.

In Italia, per esempio, hanno fatto sparire dappertutto il fascio littorio ed è stata vietata con norma costituzionale la ricostituzione del disciolto partito fascista. Negli anni scorsi sono state promulgate leggi severissime legandole al mito della razza eletta. Nonostante scalpellini e divieti, a circa settant’anni dalla sconfitta dell’Italia fascista prolificano gruppi movimenti associazioni e partiti che si richiamano al “bieco ventennio”.
La Storia non si fa mettere tra parentesi quando si tratta del “male assoluto”, figuriamoci in presenza di un “bene assoluto”.

La nascita del governo Monti figlia della concezione crociana della parentesi è lettura fuorviante.
Se i crociani avessero ragione, l’Italia del dopo Monti sarebbe tale e quale a quella prima di lui. E riprenderebbe il cammino come se niente fosse successo.
All’estero la lettura crociana è vincente: Monti e i suoi sono bravi (non sono i soliti italiani) ma, non appena andranno via, la tela da loro tessuta sarà in breve disfatta. Il rigore della spesa pubblica sarà presto sepolto dall’esigenza di accontentare tutte le richieste della cosiddetta società civile.

Pioggia di soldi pubblici

Anni fa, in un bilancio dello Stato trovai un contributo allo Yacht Club di Trieste. Che un’associazione privata di diportisti e proprietari di panfili fosse sostenuta da denaro pubblico mi fece inutilmente arrabbiare. Se vige il principio che la mano pubblica debba intervenire in aiuto quando ve ne sia bisogno, non fa differenza se la richiesta arrivi dall’associazione amica dell’orso marsicano, della ragazza madre, del tossicodipendente pentito o dello yachtman triestino. La legge è uguale per tutti. Se il festival del cinema di Venezia incassa contributi pubblici, anche la sagra del coniglio porchettato o la fiera dell’insalata russa hanno diritto al pubblico contributo.

Ci siamo abituati così. E’ dal portafoglio dello Stato che escono i quattrini mica da quello del privato. Ovviamente dico Stato per dire anche Comuni, Province, Regioni…
C’è una qualsiasi iniziativa privata che non riceva soldi pubblici? Una sagra?, un festival?, una rassegna?, una mostra?…
Oltre ai soldi direttamente erogati ci sono molti strumenti per “sostenere” l’iniziativa del singolo. Strumenti che costano al pubblico erario, comunque.
All’estero ormai ci conoscono e perciò vedono Monti come una parentesi.

Pensione libera tutti

Potrebbero mai convincersi che il rigore (un tantinello troppo simile al rigor mortis, ma tant’è) di Monti e i suoi non sarà impallinato il prossimo anno? Anzi. Qui è d’obbligo ricordare che tra due mesi tutti i parlamentari che non avevano diritto alla pensione (loro lo chiamano vitalizio perché è più chic) avendo compiuto quattro anni e sei mesi di legislatura conquisteranno la meta. A ottobre, quindi, cadrà uno degli ostacoli alle elezioni anticipate e vedremo un giorno sì e l’altro pure agitare lo spauracchio di una crisi di governo anzitempo.
All’estero penseranno: ci risiamo, ecco gli italiani che riprendono il sopravvento.

Prendersela con la cancelliera Merkel oggi ha un qualche senso, domani (quando a Palazzo Chigi siederà un’armata brancaleone) equivarrà alle proteste di innocenza di una zingarella colta in pieno borseggio.
Giuseppe Spezzaferro

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